Madrid studia un piano con le Regioni
Niente più conteggio esaustivo e giornaliero di tutti i casi notificati, ma controllo basato su “sentinelle”, ovvero su un determinato numero di unità sanitarie locali e ospedali che verrebbero considerati statisticamente rilevanti per capire l’andamento di casi lievi e gravi. Come da anticipazioni circolate, sarebbe questo all’essenza il piano cui stanno lavorando tecnici di governo spagnolo e Regioni. La tesi del premier Sánchez è appoggiata dalla Società spagnola di medicina familiare e comunitaria (Semfyc), per la quale gestire l’impatto del Covid come si fa con l’influenza permetterebbe di «evitare la saturazione dell’assistenza sanitaria di base, degli ospedali e dei pronto soccorso». Situazioni accadute in diverse zone del Paese nelle ultime settimane, il che fa ritenere prematuro per altri esperti un cambio di strategia della lotta al Covid adesso.
Oms ed Ema: non siamo ancora al punto
Dal canto suo l’Organizzazione mondiale della sanità è di altro avviso poiché la diffusione della variante Omicron non si è ancora stabilizzata. «Abbiamo ancora un’enorme quantità di incertezza e un virus che si evolve abbastanza rapidamente, imponendo nuove sfide. Non siamo certamente al punto in cui siamo in grado di chiamarlo endemico», ha spiegato la responsabile delle risposte di emergenza dell’Oms Catherine Smallwood.
Sul fatto che l’emergenza Covid a livello generale proceda in quel senso non ha dubbi l’Agenzia europea dei medicinali, ma con delle riserve.
Con il diffondersi di Omicron «il virus sta diventando più endemico, ma non possiamo ancora dire di essere in quella fase, il virus si comporta come un virus pandemico, Omicron lo dimostra, e non dobbiamo dimenticarlo», ha affermato il capo della strategia vaccinale di Ema, Marco Cavaleri. Ma in vista del passaggio da una pandemia all’endemia - caratterizzata da una circolazione stabile del virus nella popolazione e con un numero di casi uniforme e distribuito nel tempo, come nel caso dell’influenza stagionale - il conteggio giornaliero dei contagi, come avviene attualmente con il report del ministero della Salute, assume meno rilevanza dal momento che ad essere indicativi sono essenzialmente i dati sulle ospedalizzazioni.
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Report giornaliero dei casi, si discute
Che l’endemia sia più vicina fa accendere il dibattito sull’opportunità di conservare la comunicazione del report giornaliero dei casi, considerato inutile dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa e da alcuni virologi. La tesi sostenuta è che in una fase endemica o pre-endemica, nella quale la popolazione convive con il virus, un conteggio giornaliero dei casi perde di significato, poiché a pesare non è più appunto il numero assoluto dei positivi, ma il numero di casi che effettivamente vanno a caricare il sistema ospedaliero intasando reparti e terapie intensive perché di maggiore gravità.
Bassetti: serve un cambio di passo
Un dibattito acceso che vede però anche posizioni opposte. La Spagna si sta preparando a gestire la pandemia come un’influenza «e non vedo grosse differenze tra quel paese e l’Italia. Dobbiamo cercare di cambiare la testa di chi ci governa soprattutto nell’ambito del ministero della Salute, con meno teoria e più pratica. Anche l’Italia è pronta a svoltare da pandemia a endemia. Ci sono però troppe leggi, leggine, lacci e lacciuoli, che ci stanno complicando la vita in maniera impressionate. L’Italia con un cambio di passo segua il modello spagnolo» suggerisce Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova.
«Abbiamo quasi il 90% degli italiani che sono vaccinati (82%) o guariti dall’infezione, e in questi giorni con l’aumento imponente dei contagi più e più persone si stanno proteggendo anche in maniera naturale dall’infezione - ricorda Bassetti - Siamo quindi vicino all’immunità di gregge. Dobbiamo finire di fare alcune cose che andavano bene un anno fa ma oggi non vanno bene più: il report giornaliero dei contagi che francamente non fa altro che mettere ansia a chi lo legge; non ha più senso tamponare gli asintomatici. Concentriamoci su chi ha i sintomi come si fa con l’influenza; classifichiamo come casi Covid solo chi ha una polmonite, ascoltando i medici; corriamo con le terze dosi; mettiamo l’obbligo vaccinale - suggerisce l’infettivologo - per chi ancora non si è immunizzato perché sono queste le persone che affollano gli ospedali; ma poi occorre avere una visione diversa, avvantaggiare i vaccinati rispetto ai non immunizzati intervenendo sulla durata delle quarantene».
Lopalco: gestione ordinaria traguardo cui arrivare presto
Sulla stessa linea è Pier Luigi Lopalco, docente di igiene all’Università del Salento. «La gestione ordinaria della pandemia, da trattare come un’influenza endemica complessa, è un punto di arrivo a cui dobbiamo arrivare presto. Certo è complicato farlo da un giorno all’altro. Ed è impossibile in piena ondata. Ma appena passata questa ondata, a mio avviso la direzione deve essere questa». Dunque «è necessario un progressivo avvicinamento a questa modalità. Non dobbiamo farlo domani, ma dovrebbe essere la nostra strategia. Del resto è questo che ci siamo prefissati quando abbiamo cominciato a dire che, grazie alla vaccinazione, si sarebbe arrivati ad una convivenza pacifica con il virus. Passare a mezzi ordinari di gestione dell’epidemia non è altro che questo: convivenza pacifica con il virus. Ed è una strategia che abbiamo già scelto».
Il fronte dei contrari
«Non siamo in condizioni di “declassare” la pandemia, trattandola come un’influenza endemica. È vero che abbiamo avuto anche stagioni influenzali intense, registrando tra i 5 e i 10 milioni di casi, ma l’eccesso di mortalità da influenza è stimato intorno agli 8mila casi, un impatto molto minore rispetto ai numeri del Covid».
Per l’epidemiologa Stefania Salmaso, quello della Spagna è un annuncio «di cui non è noto il razionale scientifico. E a mio avviso non può essere una decisione che si prende a tavolino. Vanno valutati i dati e i rischi».
Covid, contagi e vaccini oggi
Covid, contagi e vaccini del 26 aprile 2022
Sono 29.575 i nuovi positivi al coronavirus nel bollettino del 26 aprile, 4.697 in più rispetto a ieri.
I tamponi effettuati sul territorio nazionale sono stati 182.675, con una percentuale di positivi...
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In Italia sicuramente la situazione non è tale da poter pensare a una gestione diversa. «Siamo di fronte a una media di 100 o 200 decessi al giorno che nell’arco della settimana sono tanti. Non è una condizione ordinaria. E quindi serve continuare a mantenere la sorveglianza dei nuovi contagi che predice anche i casi severi, perché più il virus circola più raggiunge gruppi vulnerabili. E di conseguenza aumentano i ricoveri che mettono sotto pressione il sistema sanitario e crescono i decessi. Non è chiaro come potremmo dichiarare l’uscita da una situazione emergenziale, visto che siamo alle prese con una serie di situazioni che esulano dalla norma».
Francesco Menichetti, già primario di Malattie infettive all’ospedale di Pisa, esplicita ancor con più forza la contrarietà. «Non siamo in una fase endemica. Adesso siamo ancora in una fase epidemica e a guardare il mondo direi epidemico-pandemica, in cui c’è una diffusione al raddoppio. L’endemia potrà essere il futuro quando avremo messo sotto controllo l’epidemia, ovvero quando il virus continuerà a circolare, però a basso livello con delle riaccensioni stagionali».